E così sia, per una volta, per l’ultima volta…
Sono stanca, così stanca di elevarmi sempre alla massima potenza, e credere che sia reale, non ci credo più, e se perderò i sogni ne troverò di nuovi, anche se due e tre li nasconderò sotto ai capelli e mi terrò la testa mentre salterò nel buio.
Basta…ora basta…
Sono stanca, così stanca che non credevo si potesse essere, ma ora prenderò le mani nelle tasche e gli imporrò di uscire allo scoperto…
Sono mie…
Mani mie, così semplici che non hanno nulla a che fare con la potenza divina…e rimarrà un bel ricordo, una favola di cui ridere ma a cui non credere più…
Io lo voglio, per la prima volta, voglio che sia, semplice e banale come tutti gli altri esseri umani, degno di fine e con un inizio prestabilito… voglio che sia, unica e irripetibile, ma mia, dannatamente mie questa vita, a costo di andarmela a prendere come Orfeo con Euridice e non voltarmi, non voltarmi per nessuna ragione…perché voglio che sia!
Ora basta.
Ora quell’1% che mi è sempre mancato lo sento, lo vedo… io lo prendo e che vada come vada, e che costi una vita raggiungerlo ma io lo voglio, con queste mani, maledette mani io le allungherò fino a li, e sarà mio…e allora solo allora sarà tutto come volevo che fosse.
Porterò a termine l’intera faccenda in pochi giorni, non importa il punteggio, basta che sia la fine, basta che la testa rimanga sollevata così a lungo da poter essere produttiva, e se Rimini deve essere che Rimini sia, ascolterò una nota canzone per scacciare ansie arcaiche scontate nell’allontanamento solitario dal luogo familiare…
Vieni qui…
Vieni qui …
Abbracciami
Dimentica tutto…
Respira…
La bambina appoggia la testa sulla mia spalla, e che sodalizio sia finche dura questa pace, la tristezza la lasciamo ai giorni in cui noi povere rappresentanti del gentil sesso soffriamo di sbalzi d’umore, ma che tristezza sia se poi io rimango a ripetere nella mia testa “sono comunque felice”…
Io bella così non l’ho mai immaginata la mia vita, non ho mai immaginato che arrivasse tutto questo, e ora stappami il pensiero da cuore che quello non è affar suo, avevi ragione tu piccolina, avevi sempre ragione tu a dirmi che chi si accontenta muore un po’ ogni girono e io non ti ho mai creduto ma tu hai atteso paziente, riempiendomi la testa di sogni, maledicendo ogni mio tacito accordo con tutto quello che ritenevi, sciocco, banale, magari bello ma non per te.
Lo so…hai avuto pazienza, così tanto che non potevo pensare che una bimbetta come te potesse sopportare, hai continuato ininterrottamente a dirmi che così non andava, non per te, non per quello che avevi immaginato, non per le fughe su un cavallo da chiamare con un fischio…
Me lo dici ogni sera all’orecchio “sa andare a cavallo lei…come lady Maryon…” e io ti ricordo che noi siamo l’unico Robin Hood che del cavallo ha una paura mortale, ma tu sorridi, hai ragione tu, mica lo deve sapere…
Lei è spaventata, come ogni sempre che si rispetti, si aggira confusa nella mia testa pronunciando pensieri senza senso, poi si ferma stremata e guardandomi urla “ non ci sta…non ci sta tutto questo, non c’è spazio…”
La capisco, lei è piccola, è ancora una bambina, non c’è spazio per l’altruismo e l’amore...
Mi chino fino alla sua altezza
“piccolina mia…” dico accarezzandole i capelli “l’abbiamo sperato tutta la vita, ti ricordi le corse sul cavallo per raggiungere lady Marion, ti ricordi quando le accarezzavi i capelli e stavi così bene? Ti ricordi il dolore della nostalgia e l’emozione nel rivederla? È reale finalmente e per la prima volta è molto meglio di come l’avevamo immaginato…”
“è troppo presto…” ribatte abbracciandosi lo sterno…
Si è presto, cinque mesi dalla fine sono pochi… ma io non ricordo quanto tempo sia passato e per la prima volta non mi domando più se è giusto o sbagliato, non ho voglia di riflettere sui miei movimenti mentali, per una volta tutto questo assume un senso che io non gli ho dato, per la prima volta, giuro che è la prima volta, non c’è dolore ne fretta…
“il cuore…” dice lei con un ansia profonda che le sfigura il viso…
Ho contattato il cognato cardiologo, il mio cuore è salvo, nulla di grave nelle sue aritmie…
So cosa la fa arrabbiare: non scrivo più
Ma che senso ha scrivere quando senti che non c’è corrispondenza con quello che vorresti dire…Annina mia…
Vorrei spiegare la mia latitanza…
In realtà è tutto così nuovo nella mia vita che non ho parole per dire nulla, non riesco a farlo con il meccanico e nemmeno con me stessa…
Vorrei precisare che quello che cercavo da tutta una vita non è una persona, ma sono io. Io mi sono cercata per tutta la mia esistenza, e forse, ma dico forse mi sono trovata, e se una persona nuova se ne andrà rimarrò io in questa forma nuova, questo è tutto.
Cercate di perdonarmi e avere pazienza, il preciso momento della mia vita in cui sto scrivendo è sommerso da una tempesta di novità che a stento mi fanno respirare, ed io così adeguata a un certo umore triste, ad un pensiero razionale perfetto, per la prima volta sono in balia alle mie emozioni stupende e non ho parole per dire nulla, quindi elencherò i fatti:
* ho una tesi che sta per essere scritta
* ho un lavoro come insegnante di italiano e psicologia in una scuola di estetiste
* ho sentito una professoressa del liceo, una di quelle poche che lasciano un segno nella vita di un alunno
* ho trovato quello che cercavo da tutta una vita!
Parlami dell'universo
di un codice stellare che morire non può
di anime in continuo mutamento
e abbracci nucleari estesi nell'immensità
dove tu mi stai aspettando adesso...
...dentro una vertigine che danza
e ci porta al di là del tempo
sino a ritornare sulle labbra
l'incanto è lo stesso
perchè niente è cambiato
anche se tutto è diverso.
Cantami dell'universo
di un codice stellare che mentire non può
cadono nel vuoto in un momento
miliardi di segnali
che accendono l'immensità
dove tu lo sai che poi mi perdo...
No. questa non è una canzone d'amore...ma a me parla solo di questo
Annina mia mi guarda…sussurra piano “stiamo morendo?”
Io appoggio il dito indice sulle labbra… non voglio che parli, che dica nulla, vorrei un mondo silenzioso oggi, coperto di sole e nuvole, vorrei che le lancette dell’orologio scivolassero, vorrei tornare me stessa ma non ora, domani forse, ma meglio sarebbe fra qualche anno.
Annina mia si tiene la pancia fra le mani “ fa male…”geme piano
Mi avvicino e le appoggio una mano tra i capelli.
Ci sono io… rimango io qui per lei, ieri sera è stata prontamente abbandonata a casa da sola mentre io vagavo per nuovi confini inesplorati, mentre un turbinio di emozioni mi sbarazzava la vita, e mi faceva fremere le corde profonde dell’anima
Come spiegare a una bambina concetti di cui io non credevo fosse possibile l’esistenza, come spiegare al mio cuore che non è tachicardia quella che sente, che non sono gli ormoni tiroidei quelli che friggono il mio sangue?
“è troppo presto…”
L’ultima parte sveglia del mio cervello lo dice con l’ultimo soffio di voce, e io la lascio spegnere, perché questo non è tutto, ma il contrario di tutto non significa niente, questo è qualcosa di nuovo, senza progetti ne aspettative, senza pensieri, inaspettato, inatteso, confuso e pieno.
Annina mia mi rincorre per casa proponendomi una dose massiccia di En, vince lei, più tardi passerò da mio padre a farmi controllare la pressione, il tono della voce, la dilatazione della pupilla, a vinto lei ma voi seppiatelo, è solo per farla tacere.
"E prima della fine dell'estate prima che mi venisse questo impossibile coraggio di baciarla prima di andare di sopra a fare le valigie prima di partire prima di leggere Topolino prima di diventare grande prima di diventare comunista o democristiano prima di finire la scuola prima di andare a letto prima che qualcosa strapiena di sì scoppiasse pianissimo le ho detto, amore mio infinito." (Aldo Nove)
E ammetto in fine che è stato proprio come essere come per me era impensabile essere.
“Ti ho amato”
Chiudendo il telefono in fretta, prima che tu potessi sentire il mio fiato corto prima che mi venisse voglia di confondere la tua felicità con la mia tristezza prima che le lacrime e il pianto prendessero il sopravvento sul tono della voce prima che il pensiero sfuggisse di mano, l’ho detto amore mio infinito.
Perché ammettere di averti amato comporta che l’amore sia infinito, allo stesso modo di quel racconto di Aldo Nove che ti regalai per Natale.
L’ho capito oggi a distanza di anni, il senso di quella storiella, il senso dell’infinità di un amore e domani tutto questo l’avrò dimenticato e batterò la testa su tutte le pareti che troverò a portata di mano, urlando insistentemente che avevo mentito, sono falsa e bugiarda.
Ma oggi è un momento diverso, privo di spazio e tempo, in cui manca soprattutto il senso.
Oggi so che il passato e il mio futuro si incontrano in questo eterno momento presente, in cui il mio “ti amo” ha un senso passato ed è legato all’infinità di questo sentimento, che tu ci sia o non ci sia, rimarrà sempre parte di me tutto questo, anche se domani affogherò la testa nei pensieri confusi per poterlo dimenticare, perché io sono così maledettamente dipendente dalle mie abitudini da detestare la scoperta di uno spontaneo cambiamento.
E ora progetto un imminente tragedia cosmica, una guerra nucleare che dia una scossa alla mia vita, ammucchio la terra del pratosottocasa con un piede, e mi dico che il cuore lo regalerò in mille pezzi, l’anima la sentiranno solo alcuni ma io rimarrò per sempre mia…mia di me.
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(non amo fare due post lo stesso giorno, questo pezzo lega poco con quanto scritto sopra, ma questa canzone è per un'amica lontana che oggi sento vicino ascoltando la sua lingua)
Stranizza d'amuri
'Ndo vadduni da Scammacca
i carritteri ogni tantu
lassaunu i loru bisogni
e i muscuni ciabbulaunu supra
jeumu a caccia di lucettuli ...
a litturina da Ciccum-Etnea
i saggi ginnici 'u Nabuccu
a scola sta finennu.
Man manu ca passunu i jonna
sta frevi mi trasi 'nda ll'ossa
ccu tuttu ca fora c'è a guerra
mi sentu stranizza d'amuri ... l'amuri
e quannu t'ancontru 'nda strata
mi veni 'na scossa 'ndo cori
ccu tuttu ca fora si mori
na mori stranizza d'amuri ... l'amuri
(Franco Battiato)
Vorrei scrivere un post degno di essere tale, ma purtroppo soffro di una certa stanchezza mentale, vorrei solo chiedere una vostra opinione su questa intervista, e in particolare su questo pezzo:
Il brano è ispirato a un suo amico realmente esistente?
"Ho tanti amici omosessuali ai quali sono molto legata. Hanno una dote speciale, che è quella di saper ascoltare".
Ma è solo mia l’impressione che un pregiudizio sia positivo che negativo resti comunque un pregiudizio?
Nulla contro la Tatangelo, che non mi incute particolare simpatia ma nemmeno la trovo antipatica, semplicemente mi domando come si faccia a trarre conclusioni di questo genere. Io conosco un buon numero di omosessuali (nemmeno tanto eccessivo) ma non me la sento di fare una media delle doti di queste conoscenze e trarne una legge applicabili a tutti.
Molti amici omosessuali sono spaventosamente egocentrici, eppure non credo sia una caratteristica dei gay, potrei citare più di un eterosessuale egocentrico.
Detesto queste categorizzazioni, mi sembrano così fuori dall’umana realtà , essere omosessuali non comporta nulla nella mia vita se non il riferimento a una persona del mio stesso sesso quando parlo di relazione sentimentale/sessualità/attrazione, ma non fa di me una persona più sensibile, non rende il mio amore migliore di quello che proverei se al posto di una lei ci fosse un lui, non mi rende estroversa, egocentrica, razionale, sentimentale o qualsiasi altra cosa.
Il mio carattere non è frutto del mio orientamento omosessuale.
Ho legami profondi con persone eterosessuali e da queste mi sento capita rispetto alla mia intera esistenza, e lo stesso vale per le mie amicizie omosessuali, semplicemente perché il legame è basato sulla persona e sulle sue qualità.
Ma voi che ne pensate?
ADESSO BASTA!
Quante volte ho detto questa frase in tre mesi??
Però ora vorrei tentare di scrivere un post in cui non citare la mia situazione sentimentale passata…
Detto fatto, aggiorniamola al presente.
…
Ah si, ho una sessantenne che mi chiede di uscire!
Come faccio a scaricare una sessantenne che non capisce il mio essere evasiva e non lo interpreta come un rifiuto, ma anzi organizza una cena per potermi…piccionare (come si dice in italiano corretto quando uno tenta di piccionarti?)
Io con la sessantenne non ci voglio stare per ovvie ragioni, non mi lusinga il suo interesse nei miei confronti (a dire il vero lo trovo solo patetico) e non so come essere diretta…insomma nella mia vita non ho mai scaricato nessuno che avesse tutti questi anni più di me…
Ora che ci penso nella mia vita non ho mai scaricato nessuno in generale!
Correva l’anno 1992 io frequentavo la scuola media, nella classe di mia sorella un nanerottolo obeso si era invaghito di me.
Il giorno di San Valentino mi fece recapitare una scatola di cioccolatini, io che provenivo da una famiglia il cui unico dolce era l’uvetta passa mi strafogai di Baci Perugina, fino a quando la mia compagna di banco mi fece notare che “se accettavo i cioccolatini significava che accettavo il suo corteggiamento”.
Il giorno seguente lui ciondolando baldanzoso davanti a me mi disse “vuoi metterti con me?” io imbarazzata risposi di si.
Ricordo che per qualche settimana il nostro rapporto consisteva in lui che mi rincorreva e io che fuggivo. La fortuna è che allora ero una ragazzina molto magra e con le gambe particolarmente sviluppate in altezza rispetto ai coetanei e soprattutto rispetto a lui nanerottolo obeso. Il problema è che se io mi trovo in una situazione di sforzo fisico soffro di risata isterica che comporta una diminuzione di fiato, dopo cinque minuti di corsa stramazzavo al suolo.
Mia sorella che trovò disgustoso sin dai primi giorni questa mia relazione mi obbligò a troncare, io ne fui felice, perché era iniziata la primavera e il nanerottolo sudava (non ho mai fatto mistero di essere stata una ragazzina particolarmente snob).
Purtroppo io non rifiuto mai, ma sovente vengo rifiutata (oddio non proprio così sovente anche perché solitamente non mi dichiaro).
L’anno seguente al
Il giorno seguente la sua amica mi chiamo in disparte, mi disse che secondo Rino io ero molto carina, ma lui era innamorato di una certa Ilaria.
Così, io soffrii molto a sapere che c’era al mondo una ragazza più degna del suo amore rispetto a me…
Qualche giorno dopo, la sua amica, vedendomi così abbattuta mi disse: “non dirlo a nessuno, ma Ilaria di cui è innamorato Rino, è Ilaria di Non è la Rai!”
Che scandalo, qualcuno aveva preferito una donna virtuale e irraggiungibile a me.
Non confidai a nessuno questa storia, per svariati motivi:
1) non volevo che nessuno scoprisse che io avevo scelto un cretino
2) non volevo che qualcuno scoprisse che ero stata scaricata per una biondina con la frangetta presente solo sullo schermo
3) io prima di allora non sapevo nemmeno chi fossero le ragazze di “non è la Rai” (agli assidui lettori di questo blog non sarà sfuggito il fatto che durante la mia infanzia era severamente vietato l’uso della tv)
Quindi?
Vorrei potervi citare qui in fondo una morale come le favole di Fedro, ma non ho idee e non ho risolto il problema iniziale: come scarico una sessantenne che si è guardata bene da essere esplicita ma di fatto sta…broccolandomi (forse era meglio il piccione del broccolo)